Roundabout 2.0
Pubblicato in Urbanism | Tag:infrastrutture, mobility, round about, urban infrastructure
Rotatorie 2.0

http://www.thelondonpaper.com/thelondonpaper/news/london/oxford-circus-begins-%C2%A35m-pedestrian-makeover-in-tokyos-shibuya-style?image=0
Pubblicato in Urbanism | Tag:round about, urban infrastructure
La crisi finanziaria ci da la sveglia
Saskia Sassen, relatrice a Terrafutura, 29 maggio 2009, Fortezza da Basso, Firenze.Saskia Sassen riunisce, come pochi altri intellettuali, un ampio e profondo pensiero teorico con un intenso impegno per le ricerche empiriche. Con grande rigore scientifico rende trasparenti le dinamiche globali in atto e ci costringe a rivedere le nostre valutazioni e pre-giudizi più cari e a mettere in discussione le semplificazioni che a volte ci fanno comodo.
da utopieconcrete.it
Pubblicato in Urbanism | Tag:bigness, città generica
Ponte Po crollata campata
Saltate tuttle le attività programmate per emergenza crollo Ponte Po.
Sono sempre su
pierangelo.carbone62@gmail.com
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Housing vs Junkspace
Junkspace is another side of no-house people
Pubblicato in Urbanism | Tag:bigness, città generica, housing, junkspace
Urban farm: Orti urbani a Piacenza
Dal 2007 la popolazione mondiale risiede per il 50% nelle aree urbane e metropolitane.
Ciò impone un ripensamento delle direttrici di sviluppo e della qualità della vita anche nelle città medie affrontando alcune questioni:
- il nuovo scenario mondiale alla luce della crisi economica;
- le sensibilità dei cittadini ad accogliere nuovi stili di vita e nuovi comportamenti che concorrono a ridurre le impronte ecologiche urbane e la riduzione delle emissioni di CO2;
- il tema di Milano Expò 2015 sull’alimentazione del pianeta;
- la questione connessa ai costi economici diretti sostenuti dal Comune per assicurare la gestione delle aree verdi pubbliche acquisite in forza dell’attuazione del PRG;
- le esperienze già avviate nella nostra città sugli Orti urbani e programmi formativi nelle scuole dell’obbligo.
Tutti questi punti offrono l’occasione per verificare la possibilità di organizzare in modo sistematico alcuni progetti che per diverse ragioni sono compresi nelle linee programmatiche di mandato.
Il nostro Centro di educazione ambientale ha avviato un progetto sugli orti urbani assieme alla Provincia di Piacenza, alla Provincia e al Comune di Ferrara, finanziato con bando INFEA-CEA 2008 che impegnerà la primavera – autunno 2009.
FASE UNO DEL PROGETTO
Si tratta di mettere a sistema alcune politiche urbane che a diverso livello affrontano la produzione di alimenti nel raggio di pochi chilometri da Piacenza e a diversi livelli promuovono reti di cittadini aggregate a questo interesse.
La materia è multidisciplinare e interessa diversi Assessorati del Comune.
Assessorato futuro: alcune scuole dell’obbligo hanno da tempo l’offerta formativa di laboratori per il giardinaggio e l’orto e dispongono di spazi verdi attrezzati per l’uso. E’ necessario mappare l’esistente e verificare la volontà di altre scuole ad avviare analoghe iniziative.
Assessorato ai servizi sociali: le circoscrizioni dispongano di spazi ortivi assegnati in uso agli anziani su percorsi e criteri stabiliti dalle singole circoscrizioni. Si tratta di verificare lo stato di fatto e nuove istanze di aree pubbliche da destinare a questo scopo.
Assessorato al commercio: è già impegnato sulla filiera corta e sulla vendita dei prodotti a km0 – biologico – con punti di vendita fissi (Casali) e mercatali. Si tratta di consolidare l’esperienza e collegarla a nuove progettualità.
FASE DUE DEL PROGETTO
Esistono sul territorio alcuni soggetti del terzo settore che da tempo coniugano i temi sociali con la produzione-vendita di alimenti (e verde da decoro). Hanno idee di sviluppo e dispongono di aree agricole da riconvertire a produzione orticola di qualità.
La città è sede di Istituto superiore Agrario e Università Cattolica. Questi soggetti possono essere interlocutori importanti per la scientificità all’approccio della seconda fase di sviluppo della proposta.
Le associazioni agricole di categoria, da tempo sono impegnate nelle campagne di comunicazione e vendita di prodotti della filiera corta, alternativi/integrativi della grande distribuzione.
Alcune reti di cittadini hanno avviato l’esperienza dei gruppi d’acquisto per ridurre il peso alle famiglie e per accedere a segmenti di produzione che stanno un po fuori dai circuiti distributivi tradizionali. Forse è possibile contribuire in qualche modo alle attività logistiche delle reti per trasferirle dalla fase pionieristica alla fase consolidata.
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A LONG LINE BETWEEN FRIENDS
Esiste una linea continua nei processi di urbanizzazione. Farei partire la linea dal punto di frattura nella modernità scelto da M. Foucault nel XVII sec, con l’urbanistica barocca. Da li irrompe la Bigness nella città e le forme urbane iniziano ad essere segnate da da progetti scenografici che spesso travalicano la funzione razionale. I grandi viali e boulevard, le piazze, i parchi urbani e i palazzi prefigurano lo spazio che a breve ospiterà la nuova città della rivoluzione industriale. I programmi urbani di costruzione delle stazioni ferroviarie si appoggiano nelle scenografie barocche. Dopo il 1848 i programmi di modernizzazione urbana delle città europee introducono nuove funzioni e nuovi principi regolativi di risanamento igienico; ma sempre appoggiati sulla Bigness. Da li, attraverso le esperienze razionaliste dell’urbanistica a zoning di Le Corbusier, la linea si salda alle nuove reti postmoderne. Grandi infrastrutture urbane, mall, luoghi del terziario, luoghi della comunicazione fisica (porti, stazioni, aeroporti) e immateriale (web urbano, ricerca, università, cultura) segnano i paesaggi urbani tendendo alle forme della Città Generica. Le interpretazioni della città liquida di Marcos Novak hanno radici nel pensiero contemporaneo di Baunman e di Rem Koolhaas.
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BIGNESS, NEW URBANISM E LE CORBUSIER
La Bigness di Koolhaas e la città lineare di Le Corbusier sono due elementi per avvicinarsi allo studio del modello interpretativo per le reti di città nella pianura padana. Già nel 1946 Le Corbusier pensava alla città lineare per superare le criticità del modello di città industriale radiocentrica. Campos Venuti nel 1967 studiava le forme urbane delle città chiuse e delle città aperte, privilegiando lo sviluppo delle seconde. L’urbanizzazione della pianura del Po ha seguito questi schemi: i fasci infrastrutturali, le specializzazioni produttive e terziarie, le aree residenziali. E’ possibile però migliorare la “tenuta” degli ambienti rurali che ancora separano le aree urbanizzate. E’ un progetto bigness sullo spazio non costruito. E’ vero anche che, rispetto alle idee di 50 anni fa, la modernizzazione ha introdotto molti elementi di Junkspace. Il limite di questi Junkspace è che non sono pianificati a livello di sistema territoriale ma si coagulano a livello locale. Le Corbusier divideva le forme urbane in radiali e lineari. Le prime erano caratterizzate da funzioni terziarie o politico-amministrative, le seconde erano città industriali. Nella pianura del Po, molte città sono sia lineari che radiocentriche. La differenza è da riportare alla scala geografica di riferimento e valutare, nelle diverse scale (sistema, contesto e locale) quale ruolo assume la città. Si osserva che quando la città assume un ruolo ordinatore territoriale con funzioni terziarie politico-amministrative al rango “contesto” o “sistemico”, tende a consolidare la propria forma radiocentrica: Torino, Milano, Bologna, Verona e Venezia. Ecco che tornano utili i riferimenti S,M,L,XL di Koolhaas per leggere le forme urbane. I ranghi di sistema (XL) o di contesto (L) sono svolti da città regionali dello spazio europeo.
Le città M (Medium – città di almeno 100.000 ab per usare la classificazione europea) come Piacenza sono città lineari attestate sulle fasce infrastrutturali (AV/AC, autostrade, via Emilia, via Francigena, Po) e a livello locale (S) sono sviluppate in modo radiocentrico.
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TERRITORI SNODO: S, M, L, XL a PIACENZA
Lo scenario di riferimento del Progetto è strutturato nello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo (SSSE, Potsdam 1999) che identifica i corridoi infrastrutturali transnazionali e le elaborazioni strategiche proposte dalla Direzione del Coordinamento Territoriale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIITT-DiCoTer).
Dal modello del MIITT-DiCoTer sono tratti i riferimenti strategici principali:
- le piattaforme produttive territoriali (i distretti in prospettiva sostenibile);
- i territori urbani di snodo (i sistemi città-territorio come polarità di diffusione);
- i fasci infrastrutturali di connessione (le reti di flusso materiale e immateriale).
L’idea guida identifica la città postindustriale come luogo di incontro scontro dei flussi materiali e immateriali di persone, merci, capitali, culture, idee.
Si propone lo schema teorico del superamento della cultura industriale e della prospettiva limitativa delle polarità urbane autonome, verso la più attuale strategia delle reti di città specializzate e differenziate sulla vocazione d’eccellenza
La nuova organizzazione del territorio tiene conto delle analisi di Rem Koolhas: i temi S, M, L, XL e la Bigness e il loro impatto sulla città.
Il progetto affronta la dimensione XL (sistemica) e L (di contesto) delle reti: le grandi infrastrutture di comunicazione AV/AC, le autostrade, le reti storiche (via Emilia e via Francigena) e naturali (il corridoio del Po).
L’incontro-scontro dei flussi canalizzati nelle reti determina nel nodo urbano (Piacenza) la coagulazione puntuale: S, M, (dimensione locale) e stimola il ripensamento e l’attrezzamento urbano verso nuove forme-funzioni: hub merci, stazione ferroviaria, attrezzamenti waterfront ponendo le basi per le strategie di rigenerazione.
Contestualmente alle azioni take-off il Progetto imprime accelerazione allo sviluppo dei nodi S e M immateriali: tecnopoli di ricerca per il trasferimento tecnologico, Università locali, funzioni culturali urbane.
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