Inserito da: pierangelocarbone | Novembre 30, 2009

PROGETTI URBANI ED ENERGIA

La rivista DOMUS ha dedicato la sezione “intersection” dei numeri 926, 928 e 930 ai nuovi progetti urbani: il retrofitting, la mobilità sostenibile e i cambiamenti climatici.
RETROFITTING (926). Equipaggiare le città per la nuova ricentralizzazione urbana. Le trasformazioni dell’edilizia in direzione sostenibile, del risparmio energetico, per l’inserimento di nuove funzioni sociali e per l’aumento delle superfici utili abitative degli alloggi. Non solo demolizione e ricostruzione ma trasformazione dell’esistente con densificazione urbana. Ampliare e aggiungere oltre che aprire verso l’esterno la dimensione abitativa.
SUSTAINABLE MOBILITY (928). Da una riflessione generale la città Khronopolis cambia a seconda del mezzo usato per spostarsi: a piedi, bike, auto o reti pubbliche. Tre progetti indicano la direzione futura:
Hy-Nor fra Oslo e Stavanger 580 km dedicati ai mezzi a idrogeno. Percorso equipaggiato con 12 stazioni di rifornimento idrogeno prodotto con elettrolisi da energia idroelettrica.
Agassi-Shai. 100.000 vetture Renault/Nissan equipaggiate con batterie elettriche il cui prezzo e dotazione non è incluso nell’acquisto. Alle stazioni di rifornimento si cambia la batteria scarica con quella carica. Le stazioni inviano le batterie scariche a stazioni fotovoltaiche centralizzate per la ricarica. Israele, Danimarca e Australia sono alle fasi di avvio della sperimentazione.
IInterstate Traveler Hydrogen Super Highway. 50 km fra Detroit e Ann Arbor si prova a costruire un’infrastruttura lineare aggregata per il trasporto di acqua, energia, informazioni, persone e cose. Un pacchetto di servizi di trasporto su un’unica piattaforma a tralicci con produzione di energia fotovoltaica lineare.
CLIMATE CHANGE (930). In 10 anni 100 città cinesi hanno superato il milione di abitanti. Le auto in Cina passano da 42.000 (1990) a 2,3 milioni (2000). Le città nel mondo assorbono il 67% dell’energia. Si punta al Piano energetico urbano per individuare in ogni città la fonte principale di uso dell’energia e la provenienza per tarare politiche di contenimento e risparmio. A New York (2008) una legge urbana stabilisce il registro annuale delle fonti di emissione CO2. Nelle città spesso il ciclo dell’acqua (potabile e di scarico) è una fonte rilevante di uso dell’energia elettrica. La de-centralizzazione dei processi può ridurne l’uso (tetti ecologici, cisterne, vasche, recupero e riutilizzo irriguo).

Queste tre visioni della città sono in parte esplorate a Parigi.

Sarkozy nel 2009 ha commissionato a 10 studi di architettura globale la visione della metropoli parigina proiettata nel futuro. Le 10 visioni hanno punti e soluzioni comuni:
- ricentralizzare la città ed abbattere il policentrismo;
- eliminare lo zoning e centralizzare le banlieus;
- non espandere la città e trasformarla all’interno;
- puntare sul verde urbano e sulla mobilità sostenibile;
- connettere gli “arcipelaghi banlieus” con infrastrutture di trasporto pubblico;
- nuove centralità urbane contro lo zoning;
- ricostruire gli spazi alla microscala pubblica e privata;
- connettere la città all’atlanico lungo le reti ecologiche e i corridoi fluviali della Senna;
- decentralizzare 20 città di 500.000 abitanti e ampliare di 20 mq ogni abitazione del cuore centrale;
- costruire corridoi ecologici e rete verde urbana collegata a reti del trasporto pubblico.

http://www.domusweb.it/magazine/article.cfm?id=198824

Inserito da: pierangelocarbone | Maggio 23, 2009

Roundabout 2.0

Inserito da: pierangelocarbone | Maggio 23, 2009

Rotatorie 2.0

http://www.thelondonpaper.com/thelondonpaper/news/london/oxford-circus-begins-%C2%A35m-pedestrian-makeover-in-tokyos-shibuya-style?image=0

http://www.thelondonpaper.com/thelondonpaper/news/london/oxford-circus-begins-%C2%A35m-pedestrian-makeover-in-tokyos-shibuya-style?image=0

Inserito da: pierangelocarbone | Maggio 13, 2009

La crisi finanziaria ci da la sveglia

Saskia Sassen, relatrice a Terrafutura, 29 maggio 2009, Fortezza da Basso, Firenze.Saskia Sassen riunisce, come pochi altri intellettuali, un ampio e profondo pensiero teorico con un intenso impegno per le ricerche empiriche. Con grande rigore scientifico rende trasparenti le dinamiche globali in atto e ci costringe a rivedere le nostre valutazioni e pre-giudizi più cari e a mettere in discussione le semplificazioni che a volte ci fanno comodo.

da utopieconcrete.it

Inserito da: pierangelocarbone | Maggio 2, 2009

Ponte Po crollata campata

Saltate tuttle le attività programmate per emergenza crollo Ponte Po.

Sono sempre su

pierangelo.carbone62@gmail.com

Inserito da: pierangelocarbone | Aprile 24, 2009

My social map

with my nokia clip

with my nokia clip

Inserito da: pierangelocarbone | Aprile 23, 2009

Housing vs Junkspace

Junkspace is another side of no-house people

Inserito da: pierangelocarbone | Aprile 16, 2009

Urban farm: Orti urbani a Piacenza

Dal 2007 la popolazione mondiale risiede per il 50% nelle aree urbane e metropolitane.

Ciò impone un ripensamento delle direttrici di sviluppo e della qualità della vita anche nelle città medie affrontando alcune questioni:

- il nuovo scenario mondiale alla luce della crisi economica;

- le sensibilità dei cittadini ad accogliere nuovi stili di vita e nuovi comportamenti che concorrono a ridurre le impronte ecologiche urbane e la riduzione delle emissioni di CO2;

- il tema di Milano Expò 2015 sull’alimentazione del pianeta;

- la questione connessa ai costi economici diretti sostenuti dal Comune per assicurare la gestione delle aree verdi pubbliche acquisite in forza dell’attuazione del PRG;

- le esperienze già avviate nella nostra città sugli Orti urbani e programmi formativi nelle scuole dell’obbligo.

Tutti questi punti offrono l’occasione per verificare la possibilità di organizzare in modo sistematico alcuni progetti che per diverse ragioni sono compresi nelle linee programmatiche di mandato.

Il nostro Centro di educazione ambientale ha avviato un progetto sugli orti urbani assieme alla Provincia di Piacenza, alla Provincia e al Comune di Ferrara, finanziato con bando INFEA-CEA 2008 che impegnerà la primavera – autunno 2009.

FASE UNO DEL PROGETTO

Si tratta di mettere a sistema alcune politiche urbane che a diverso livello affrontano la produzione di alimenti nel raggio di pochi chilometri da Piacenza e a diversi livelli promuovono reti di cittadini aggregate a questo interesse.

La materia è multidisciplinare e interessa diversi Assessorati del Comune.

Assessorato futuro: alcune scuole dell’obbligo hanno da tempo l’offerta formativa di laboratori per il giardinaggio e l’orto e dispongono di spazi verdi attrezzati per l’uso. E’ necessario mappare l’esistente e verificare la volontà di altre scuole ad avviare analoghe iniziative.

Assessorato ai servizi sociali: le circoscrizioni dispongano di spazi ortivi assegnati in uso agli anziani su percorsi e criteri stabiliti dalle singole circoscrizioni. Si tratta di verificare lo stato di fatto e nuove istanze di aree pubbliche da destinare a questo scopo.

Assessorato al commercio: è già impegnato sulla filiera corta e sulla vendita dei prodotti a km0 – biologico – con punti di vendita fissi (Casali) e mercatali. Si tratta di consolidare l’esperienza e collegarla a nuove progettualità.

FASE DUE DEL PROGETTO

Esistono sul territorio alcuni soggetti del terzo settore che da tempo coniugano i temi sociali con la produzione-vendita di alimenti (e verde da decoro). Hanno idee di sviluppo e dispongono di aree agricole da riconvertire a produzione orticola di qualità.

La città è sede di Istituto superiore Agrario e Università Cattolica. Questi soggetti possono essere interlocutori importanti per la scientificità all’approccio della seconda fase di sviluppo della proposta.

Le associazioni agricole di categoria, da tempo sono impegnate nelle campagne di comunicazione e vendita di prodotti della filiera corta, alternativi/integrativi della grande distribuzione.

Alcune reti di cittadini hanno avviato l’esperienza dei gruppi d’acquisto per ridurre il peso alle famiglie e per accedere a segmenti di produzione che stanno un po fuori dai circuiti distributivi tradizionali. Forse è possibile contribuire in qualche modo alle attività logistiche delle reti per trasferirle dalla fase pionieristica alla fase consolidata.

Inserito da: pierangelocarbone | Aprile 14, 2009

A LONG LINE BETWEEN FRIENDS

Esiste una linea continua nei processi di urbanizzazione. Farei partire la linea dal punto di frattura nella modernità scelto da M. Foucault nel XVII sec, con l’urbanistica barocca. Da li irrompe la Bigness nella città e le forme urbane iniziano ad essere segnate da da progetti scenografici che spesso travalicano la funzione razionale. I grandi viali e boulevard, le piazze, i parchi urbani e i palazzi prefigurano lo spazio che a breve ospiterà la nuova città della rivoluzione industriale. I programmi urbani di costruzione delle stazioni ferroviarie si appoggiano nelle scenografie barocche. Dopo il 1848 i programmi di modernizzazione urbana delle città europee introducono nuove funzioni e nuovi principi regolativi di risanamento igienico; ma sempre appoggiati sulla Bigness. Da li, attraverso le esperienze razionaliste dell’urbanistica a zoning di Le Corbusier, la linea si salda alle nuove reti postmoderne. Grandi infrastrutture urbane, mall, luoghi del terziario, luoghi della comunicazione fisica (porti, stazioni, aeroporti) e immateriale (web urbano, ricerca, università, cultura) segnano i paesaggi urbani tendendo alle forme della Città Generica. Le interpretazioni della città liquida di Marcos Novak hanno radici nel pensiero contemporaneo di Baunman e di Rem Koolhaas.

Inserito da: pierangelocarbone | Aprile 10, 2009

BIGNESS, NEW URBANISM E LE CORBUSIER

La Bigness di Koolhaas e la città lineare di Le Corbusier sono due elementi per avvicinarsi allo studio del modello interpretativo per le reti di città nella pianura padana. Già nel 1946 Le Corbusier pensava alla città lineare per superare le criticità del modello di città industriale radiocentrica. Campos Venuti nel 1967 studiava le forme urbane delle città chiuse e delle città aperte, privilegiando lo sviluppo delle seconde. L’urbanizzazione della pianura del Po ha seguito questi schemi: i fasci infrastrutturali, le specializzazioni produttive e terziarie, le aree residenziali. E’ possibile però migliorare la “tenuta” degli ambienti rurali che ancora separano le aree urbanizzate. E’ un progetto bigness sullo spazio non costruito. E’ vero anche che, rispetto alle idee di 50 anni fa, la modernizzazione ha introdotto molti elementi di Junkspace. Il limite di questi Junkspace è che non sono pianificati a livello di sistema territoriale ma si coagulano a livello locale. Le Corbusier divideva le forme urbane in radiali e lineari. Le prime erano caratterizzate da funzioni terziarie o politico-amministrative, le seconde erano città industriali. Nella pianura del Po, molte città sono sia lineari che radiocentriche. La differenza è da riportare alla scala geografica di riferimento e valutare, nelle diverse scale (sistema, contesto e locale) quale ruolo assume la città. Si osserva che quando la città assume un ruolo ordinatore territoriale con funzioni terziarie politico-amministrative al rango “contesto” o “sistemico”, tende a consolidare la propria forma radiocentrica: Torino, Milano, Bologna, Verona e Venezia. Ecco che tornano utili i riferimenti S,M,L,XL di Koolhaas per leggere le forme urbane. I ranghi di sistema (XL) o di contesto (L) sono svolti da città regionali dello spazio europeo.
Le città M (Medium – città di almeno 100.000 ab per usare la classificazione europea) come Piacenza sono città lineari attestate sulle fasce infrastrutturali (AV/AC, autostrade, via Emilia, via Francigena, Po) e a livello locale (S) sono sviluppate in modo radiocentrico.

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