la rete dei territori in 10 punti

La rete dei territori
In questa relazione faremo il punto sui progetti di territorio avviati dal MIITT e inquadreremo i programmi nel quadro strategico nazionale. Dopo questa fase durata alcuni anni di sperimentazione, le città si costituiranno in associazione per consolidare le relazioni urbane e attuare le strategie di sviluppo, dando concretezza alle piattaforme territoriali strategiche.

un nuovo lessico

il ministero infrastrutture – dipartimento programmazione, ha interpretato le relazioni fra le città e le infrastrutture italiane nello Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo (SSSE).
L’idea parte dalla lettura dello spazio geografico europeo articolato in reti (infrastrutture) e nodi (città).
Lungo le reti si muovono i flussi materiali e immateriali: persone, merci, capitali, idee; nei nodi avvengono gli incontri-scontri fra i diversi flussi.
Le piattaforme territoriali definiscono geograficamente i ruoli e le relazioni fra i nodi e le reti. Alcune piattaforme collegano reti di prima grandezza e assumono un ruolo transnazionale, mentre altre assumono un ruolo esclusivamente nazionale o locale. Alcuni nodi – dato il loro posizionamento geografico, la loro dotazione infrastrutturale di base ed il loro livello di competitività – assumono un ruolo di “snodo” fra i corridoi, i territori e le piattaforme.

Dopo anni di ricerche e sperimentazioni urbane e territoriali, gli attori di questo processo, tecnici e politici, hanno condiviso un nuovo lessico ed hanno attribuito nuovi significati a parole chiave, tanto da ritenere possibile la costruzione di un nuovo linguaggio urbanistico.

Il nuovo linguaggio esprime la sintesi fra la pianificazione e programmazione territoriale e la programmazione economica.

approccio interdisciplinare

per affrontare le complessità delle pianificazioni territoriali e delle programmazioni economiche è necessario adottare un approccio interdisciplinare supportato da analisi multi criteria. Le ricerche in atto sintetizzano un lungo percorso di studio dell’urbanistica e della storia della città: le reti e i nodi dalla romanità classica all’attualità del WEB.

L’unione europea è ancora strutturata sull’impianto viario romano-imperiale, modernizzato con l’introduzione ottocentesca delle ferrovie e novecentesca delle strade a pedaggio. Le Corbusier nel 1946 intuisce la forma della città industriale lineare ed anticipa il modello teorico alla base dell’attuale urbanizzazione della pianura padana: l’asse Torino – Milano –Verona – Venezia e l’asse Torino – Bologna – Rimini – Ancona.

Per consolidare la teoria reti e nodi, possiamo trovare alcuni riferimenti anche esplorando la storia dell’arte moderna. Nel 1926 W. Kandinsky pubblica il testo punto, linea, superficie. Studia la definizione e le caratteristiche degli elementi di base della composizione grafica: il punto, la linea e la superficie. Nella seconda parte del testo definisce le relazioni fra i singoli elementi e la composizione di un’immagine a seconda degli effetti di tensione o equilibrio fra le parti elementari ed il quadro complessivo.

Il web dispone del paradigma reti e nodi: ogni parte trova la massima possibilità di relazione con le altre se dispone di accessibilità alla rete.

la repubblica degli olivi

Joel Kotkin disegna una mappa geografica nel settembre 2010 che ci vede impietosamente collocati assieme alla Bulgaria, Croazia, Grecia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Portogallo, Slovenia e Spagna, nella repubblica degli olivi. Dall’eredità greco-romana di origine comune, oggi questi paesi sono uniti da forte debito pubblico, poca occupazione giovanile, alto tasso di invecchiamento, povertà.

La teoria di Kotkin afferma che poche elites condividono una visione cosmopolita del mondo, sia che provengano da affari dell’alta finanza, dalla cultura socialista, ambientalista o umanitaria. Il resto della popolazione mondiale risponde per cultura, storia, razza o religione al raggruppamento per “tribù”. La logica della tribù e del gruppo permette di difendersi dai pericoli esterni e crea strette relazioni che a volte superano o mettono in discussione i limiti amministrativi degli stati.

La repubblica dell’olivo circonda il Mediterraneo. Ma proprio il Mediterraneo dopo lunga marginalizzazione, trova un nuovo ruolo mondiale dall’ascesa della Cina e dell’India nelle economie globali. Le antiche rotte marine sono ripercorse dalle navi che portano in occidente e in Europa le merci provenienti dall’est.

L’Africa del Nord si affaccia al Mediterraneo: è un bacino di circa 300 milioni di persone. Sono paesi in via di sviluppo: necessitano di infrastrutture, servizi e trasferimento tecnologico; ma possiedono risorse naturali e umane.

XL L M S

Rem Koolhaas, archistar, da un decennio sta sviluppando analisi e ricerche sulla città, sulla globalizzazione e sui prodotti e sottoprodotti architettonici della globalizzazione. Nella fase post industriale e post moderna il potere finanziario Y€$ è sovrapposto al potere delle nazioni. Contestualmente assistiamo al declino del potere pubblico ed all’affermazione del potere privato. La città da sempre, nasce e vive della negoziazione fra i due poteri.

C’è una forte relazione fra l’approccio alla progettazione di Koolhaas alle diverse misure spaziali (XL, L, M, S) e il progetto del territorio che stimola azioni di sistema, di contesto e locali. Dai corridoi trans europei, elementi di sistema, fino ai progetti di rigenerazione urbana: aeroporti, scali ferroviari, porti, stazioni, interporti, i luoghi della mobilità.

flussi e reti

La metafora flussi e reti permette il recupero delle ricerche e dei programmi di sviluppo del Progetto ’80 e della carta degli ecosistemi urbani.

Il Progetto ’80 tentava di anticipare la pianificazione strategica in Italia introducendo network di città medie e piccole in rete fra loro, capaci di resistere alla marginalizzazione rispetto alla forte capacità gravitazionale delle aree metropolitane di Torino, Milano, Roma e Napoli.

La carta degli ecosistemi urbani sintetizza i lavori del CNR sul programma Quadroter e disegna 37 sistemi urbani italiani. La ricerca è stata svolta in relazione agli studi sui cicli di vita urbani di Hall e Hay (1980), Van den Berg (1982), Klaassen (1987). L’idea guida della ricerca è basata su due aspetti: 1) le città cercano di realizzare i servizi di livello superiore e renderli accessibili per consolidare ed affermare il proprio ruolo; 2) le città debbono garantire che il livello dei servizi offerti non produca il sovraccarico (inquinamento, traffico, disponibilità di alloggi, disponibilità di aree verdi e servizi) che mette in discussione la qualità della vita dei cittadini.

La metafora flussi e reti dispone anche di alcune invarianti ricorrenti nelle città e nei progetti di territorio: le città post-industriali sono luoghi di eccellenza per lo sviluppo; le infrastrutture incidono fortemente negli assetti del territorio; la rifunzionalizzazione delle infrastrutture con azioni di delocalizzazione o di ri-centralizzazione; i luoghi della mobilità (di merci, persone, capitali, idee) sono le nuove centralità della vita urbana; evoluzione dei “non luoghi” in superluoghi (nuove centralità urbane e nuovi punti di socializzazione); i margini della città (waterfront, città-campagna, porte urbane) possiedono una dimensione fisico-funzionale e simbolica nei processi di trasformazione e rigenerazione.

Molto spesso, in assenza di una metodologia standardizzata, i progetti di trasformazione urbana sono affrontati con accordi di programma declinati a seconda delle caratteristiche specifiche delle singole aree geografiche. Quest’approccio può indebolire ulteriormente la parte pubblica dei soggetti attivi nella negoziazione. L’Istituto Nazionale Urbanistica può sviluppare approfondimenti teorici su queste invarianti. Proprio l’attività dell’INU nel passato contribuì a promuovere provvedimenti normativi per standardizzare le risposte pubbliche al settore: i regolamenti, gli standards, la perequazione.

città industriale – città post-industriale

La città post-industriale si manifesta a seguito di tre profonde innovazioni nei cicli industriali fra gli anni 50 e 80:
1) introduzione post-fordista nella produzione industriale, di forme organizzative flessibili delle imprese e uso massiccio della robotica;
2) abbattimento dei costi di trasporto con la logistica, potenziamenti infrastrutturali, decentralizzazione della produzione verso aree del mondo a minor costo della manodopera;
3) ri-centralizzazione delle sedi amministrative e terziarie delle grandi imprese nelle città globali. Nasce l’economia delle reti dove la parte dei servizi è pari e supera la parte della produzione materiale: è l’ascesa della parte immateriale delle informazioni e dei flussi dei capitali.

L’economia post-industriale non ha ancora risolto le disuguaglianze sociali, ne le questioni ambientali legate al modello di sviluppo. Fra il 1950 ed il 2000 nel mondo si è passati da emettere 1,6 a 6,4 miliardi di t di CO2; dal bruciare 463 milioni a 3,4 miliardi di t di petrolio equivalente e dal pescare da 19 a 94 milioni di t di pesce.

L’emissione della CO2 sta determinando alterazioni climatiche globali. L’UE ha promosso il programma al 2020 per riconvertire gli attuali livelli di consumo energetico (nelle città) fissando gli obiettivi -20% di CO2, -20% consumi e +20% di energie rinnovabili. I sindaci sono stati chiamati ad aderire al programma sottoscrivendo il patto. In Italia 500 comuni hanno sottoscritto il patto e sono impegnati a redigere il proprio piano di azione locale sul clima.
Il programma 20-20-20 costituisce l’ossatura della smart city. La città smart possiede un’agenda “verde”, una buona dotazione infrastrutturale, una buona qualità della vita, servizi alla persona, verde e dinamicità culturale.

Oltre a questi fattori, condividiamo le analisi di J. Kotkin (2009) che nel considerare le smart cities, oltre ai parametri ambientali, invitano a prendere in esame anche l’economia locale ed il consolidamento delle classi medie.
I progetti di territorio propongono azioni di sistema, di contesto o locali, sempre tese alla razionalizzazione ed al miglioramento delle performance ambientali.
E’ possibile consolidare le relazioni fra i piani di azione locale sull’energia sostenibile (PAES) dei Comuni, con i progetti di territorio sia nella dimensione urbana, sia nella dimensione territoriale.

open city summer school

Le città sono nodi di reti anche immateriali. La presenza dell’Università in una città è un elemento di assoluto valore per le opportunità che possono essere dispiegate. La rete delle Università permette alle città due livelli di servizi e di reciprocità:
1) relazioni su temi complessi e confronti delle esperienze e delle strategie di sviluppo adottate da altre città, offrendo all’Università i temi della ricerca applicata;
2) capacità di attrarre giovani studenti e ricercatori dall’esterno per incrementare il capitale umano.

Le Università piacentine sono impegnate nei programmi locali di sviluppo: la costruzione dei tecnopoli per la ricerca ed il trasferimento tecnologico alle imprese; la costruzione delle relazioni internazionali nella formazione specialistica sui progetti di trasformazione della città post-industriale. L’esperienza più recente ha impegnato la facoltà di architettura del polimi nella summer school dedicata ai temi di riprogettazione urbana degli spazi fra la città storica ed il fiume. I temi del progetto di territorio (intermodalità, nuovi scali merci, infrastrutture urbane, riqualificazione del waterfront fluviale) sono diventati temi di studio di circa 130 architetti ricercatori provenienti da tutto il mondo.

Da tempo siamo alla ricerca di un efficace modo per promuovere Piacenza. Si pensa allora di ricorrere alle iconografie della via Francigena, del periodo cinquecentesco Farnesiano, del romanico o dell’architettura del Tramello. Per affacciarsi al mondo ed essere riconosciuti usando quest’impianto iconografico, occorre certamente far leva su un pubblico attrezzato culturalmente. Nella summer, uno scambio di post fra due studenti, provenienti da parti diverse del mondo, l’uno diceva all’altro: “vado a trascorrere tre settimane di summer school nella città dove è nato Giorgio Armani”. Sembra un podcast pronto all’uso per promuovere la città: essenziale, gratuito, geniale.

Ecco dimostrato come le risorse umane dall’esterno possono portare innovazione.

i brand “Italia”

La globalizzazione ha modificato la geografia tradizionale: la Cina, l’India, il Brasile, la nuova Russia, aprono i mercati mondiali e determinano nuovi rapporti economici e nuove direttrici di rotta dei traffici e dei flussi trans continentali di merci. Il Mediterraneo torna ad essere un luogo centrale per i flussi delle merci fra l’est e l’Europa. Sul Mediterraneo si affacciano 200 milioni di europei e circa 300 milioni di nord africani.

Alcuni sondaggi cinesi rendono l’immagine dell’Italia, percepita dalla Cina: forti conflitti sociali e alcuni elementi di eccellenza. Fra questi l’immagine di Monna Lisa ad indicare il paese della storia dell’arte, Gucci (la moda di alta qualità), l’impero romano e le tracce archeologiche ancora presenti; la Ferrari della formula uno e della serie sportiva.

Sono stimoli nel progetto di territorio per cercare di affrontare oltre agli aspetti infrastrutturali dei trasporti e della logistica, anche gli asset strategici sui quali puntare per decidere “il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo e nel Mondo”.

Per lavorare sugli asset strategici le città possono disporre delle recenti ricerche di Richard Florida sulle 3T: la tecnologia, i talenti e la tolleranza. I tre elementi sono alla base delle città creative che dimostrano un buon livello di innovazione e di sviluppo locale.
L’idea guida è che sempre più i progetti e le imprese si nutrono della creatività delle persone e le comunità che determinano le condizioni di concentrazione di soggetti creativi, dispongono di chance maggiori. Nella media delle città moderne i creativi sono dal 25 al 35% degli occupati. I tre elementi: la tecnologia accessibile e trasferibile, i talenti (utili a svecchiare il capitale umano delle città italiane) e un clima aperto di tolleranza e di accettazione del nuovo necessitano di essere sviluppati in egual misura; se manca uno dei fattori, la performance complessiva è pregiudicata.

progetti urbani

Piacenza è territorio snodo, prossima a due piattaforme territoriali strategiche:
1) La Spezia – Brennero;
2) Genova – Nord Ovest.

E’ collocata geograficamente su grandi corridoi trans europei: il corridoio 5 fra Lisbona e Kiev ed il corridoio 24 dei due mari fra Genova e Rotterdam; è prossima al corridoio 1 da Berlino a Palermo. Oltre a questi assi della modernità, Piacenza è posta sulla via Francigena, (asse culturale europeo) e sul fiume Po, rete dei corridoi ecologici di pianura.

Piacenza, città snodo fra i corridoi 5 e 24, gli asset sono:

la logistica del ferro, lo stabilimento militare, i tecnopoli di ricerca e il sistema locale delle imprese.

Piacenza può svolgere – in rete con le altre città – un ruolo di cerniera per i flussi delle merci in ingresso e uscita fra i porti di Genova, Ravenna e Savona, la pianura padana, l’Europa e l’est. La scelta strategica per Piacenza è la mobilità su ferro. Il potenziamento della connessione ferro con Genova è vincolata alla costruzione della variante Terzo Valico. Per sviluppare la vocazione ferroviaria del polo logistico è necessario trasferire le funzioni ferroviare merci di RFI delocalizzandole dalla stazione storica a Le Mose.
E’ necessario riorganizzare il sistema locale autostradale (accessi e raccordi di interconnessione) per evitare i rischi di “strozzatura” possibili in relazione ai programmi di potenziamento della rete in gomma lombardo-veneta.

Integrazione delle politiche industriali dell’esercito con i programmi di recupero urbano delle aree demaniali e militari. Su questo tema i punti necessitano di sviluppare:
1) il progetto industriale del nuovo polo di mantenimento militare;
2) il progetto di recupero dei sedimi demaniali e militari;
3) le relazioni industriali fra il nuovo tecnopolo piacentino, lo stabilimento militare e il sistema locale delle imprese.

Piacenza, città sul Po con Torino, Pavia, Cremona, Mantova e Ferrara

Queste città sono tutte sedi di poli universitari. In Europa i fiumi sono elementi di valore paesaggistico e di base per l’economia locale.

Gli asset sono:
1) le questioni di sicurezza idraulica quantitativa e qualitativa, attuando i piani di settore;
2) l’approccio strategico alla tutela ambientale delle foreste di pianura e rete ecologica diffusa;
3) la questione energetica, considerando che le centrali di produzione tradizionale sono collocate sul Po, che è partita la discussione sul nucleare e che le città sono impegnate nel programma UE 20-20-20;
4) Milano Expo 2015 ha come tema l’alimentazione del pianeta e la pianura padana con il Po è una delle aree a maggior produzione agricola industriale italiana.

Piacenza, sulla via Francigena, gli asset sono:

1) il percorso urbano della Francigena come asse della creatività;
2) il circuito delle mura farnesiane;
3) l’architettura urbana di Alessio Tramello nel Cinquecento.

La via Francigena è l’asse storico culturale che permette di mettere a sistema molti progetti di riqualificazione urbana e di promozione della città. Il tratto urbano interessa un percorso che collega edifici e importanti nodi della comunicazione e della cultura: le sedi dell’Università Cattolica e del Politecnico, il polo culturale Teatini e S. Vincenzo, il “Teatro Municipale – Filodrammatica – Conservatorio”, la galleria d’arte moderna Ricci Oddi”, il teatro S. Matteo, la galleria Rosso Tiziano, l’Urban Center ed il Museo di Storia naturale, il Collegio Morigi, il Polo sanitario.

La via Francigena è un forte elemento di identità che permette di lavorare sull’immagine urbana e sulla promozione del patrimonio storico architettonico. Il progetto completa il circuito delle mura cinquecentesche, di Palazzo Farnese e del Castello farnesiano (attuale arsenale militare).
Si tratta di riconoscere il ruolo che la cultura e le relazioni umane svolgono da sempre nel creare l’identità urbana. In questa dimensione, il progetto di recupero delle aree militari e demaniali può affermarsi come programma integrato di riqualificazione urbana finalizzato a potenziare le funzioni culturali della città.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s