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PROGETTI URBANI ED ENERGIA

La rivista DOMUS ha dedicato la sezione “intersection” dei numeri 926, 928 e 930 ai nuovi progetti urbani: il retrofitting, la mobilità sostenibile e i cambiamenti climatici.
RETROFITTING (926). Equipaggiare le città per la nuova ricentralizzazione urbana. Le trasformazioni dell’edilizia in direzione sostenibile, del risparmio energetico, per l’inserimento di nuove funzioni sociali e per l’aumento delle superfici utili abitative degli alloggi. Non solo demolizione e ricostruzione ma trasformazione dell’esistente con densificazione urbana. Ampliare e aggiungere oltre che aprire verso l’esterno la dimensione abitativa.
SUSTAINABLE MOBILITY (928). Da una riflessione generale la città Khronopolis cambia a seconda del mezzo usato per spostarsi: a piedi, bike, auto o reti pubbliche. Tre progetti indicano la direzione futura:
Hy-Nor fra Oslo e Stavanger 580 km dedicati ai mezzi a idrogeno. Percorso equipaggiato con 12 stazioni di rifornimento idrogeno prodotto con elettrolisi da energia idroelettrica.
Agassi-Shai. 100.000 vetture Renault/Nissan equipaggiate con batterie elettriche il cui prezzo e dotazione non è incluso nell’acquisto. Alle stazioni di rifornimento si cambia la batteria scarica con quella carica. Le stazioni inviano le batterie scariche a stazioni fotovoltaiche centralizzate per la ricarica. Israele, Danimarca e Australia sono alle fasi di avvio della sperimentazione.
IInterstate Traveler Hydrogen Super Highway. 50 km fra Detroit e Ann Arbor si prova a costruire un’infrastruttura lineare aggregata per il trasporto di acqua, energia, informazioni, persone e cose. Un pacchetto di servizi di trasporto su un’unica piattaforma a tralicci con produzione di energia fotovoltaica lineare.
CLIMATE CHANGE (930). In 10 anni 100 città cinesi hanno superato il milione di abitanti. Le auto in Cina passano da 42.000 (1990) a 2,3 milioni (2000). Le città nel mondo assorbono il 67% dell’energia. Si punta al Piano energetico urbano per individuare in ogni città la fonte principale di uso dell’energia e la provenienza per tarare politiche di contenimento e risparmio. A New York (2008) una legge urbana stabilisce il registro annuale delle fonti di emissione CO2. Nelle città spesso il ciclo dell’acqua (potabile e di scarico) è una fonte rilevante di uso dell’energia elettrica. La de-centralizzazione dei processi può ridurne l’uso (tetti ecologici, cisterne, vasche, recupero e riutilizzo irriguo).

Queste tre visioni della città sono in parte esplorate a Parigi.

Sarkozy nel 2009 ha commissionato a 10 studi di architettura globale la visione della metropoli parigina proiettata nel futuro. Le 10 visioni hanno punti e soluzioni comuni:
- ricentralizzare la città ed abbattere il policentrismo;
- eliminare lo zoning e centralizzare le banlieus;
- non espandere la città e trasformarla all’interno;
- puntare sul verde urbano e sulla mobilità sostenibile;
- connettere gli “arcipelaghi banlieus” con infrastrutture di trasporto pubblico;
- nuove centralità urbane contro lo zoning;
- ricostruire gli spazi alla microscala pubblica e privata;
- connettere la città all’atlanico lungo le reti ecologiche e i corridoi fluviali della Senna;
- decentralizzare 20 città di 500.000 abitanti e ampliare di 20 mq ogni abitazione del cuore centrale;
- costruire corridoi ecologici e rete verde urbana collegata a reti del trasporto pubblico.

http://www.domusweb.it/magazine/article.cfm?id=198824

Urban farm: Orti urbani a Piacenza

Dal 2007 la popolazione mondiale risiede per il 50% nelle aree urbane e metropolitane.

Ciò impone un ripensamento delle direttrici di sviluppo e della qualità della vita anche nelle città medie affrontando alcune questioni:

- il nuovo scenario mondiale alla luce della crisi economica;

- le sensibilità dei cittadini ad accogliere nuovi stili di vita e nuovi comportamenti che concorrono a ridurre le impronte ecologiche urbane e la riduzione delle emissioni di CO2;

- il tema di Milano Expò 2015 sull’alimentazione del pianeta;

- la questione connessa ai costi economici diretti sostenuti dal Comune per assicurare la gestione delle aree verdi pubbliche acquisite in forza dell’attuazione del PRG;

- le esperienze già avviate nella nostra città sugli Orti urbani e programmi formativi nelle scuole dell’obbligo.

Tutti questi punti offrono l’occasione per verificare la possibilità di organizzare in modo sistematico alcuni progetti che per diverse ragioni sono compresi nelle linee programmatiche di mandato.

Il nostro Centro di educazione ambientale ha avviato un progetto sugli orti urbani assieme alla Provincia di Piacenza, alla Provincia e al Comune di Ferrara, finanziato con bando INFEA-CEA 2008 che impegnerà la primavera – autunno 2009.

FASE UNO DEL PROGETTO

Si tratta di mettere a sistema alcune politiche urbane che a diverso livello affrontano la produzione di alimenti nel raggio di pochi chilometri da Piacenza e a diversi livelli promuovono reti di cittadini aggregate a questo interesse.

La materia è multidisciplinare e interessa diversi Assessorati del Comune.

Assessorato futuro: alcune scuole dell’obbligo hanno da tempo l’offerta formativa di laboratori per il giardinaggio e l’orto e dispongono di spazi verdi attrezzati per l’uso. E’ necessario mappare l’esistente e verificare la volontà di altre scuole ad avviare analoghe iniziative.

Assessorato ai servizi sociali: le circoscrizioni dispongano di spazi ortivi assegnati in uso agli anziani su percorsi e criteri stabiliti dalle singole circoscrizioni. Si tratta di verificare lo stato di fatto e nuove istanze di aree pubbliche da destinare a questo scopo.

Assessorato al commercio: è già impegnato sulla filiera corta e sulla vendita dei prodotti a km0 – biologico – con punti di vendita fissi (Casali) e mercatali. Si tratta di consolidare l’esperienza e collegarla a nuove progettualità.

FASE DUE DEL PROGETTO

Esistono sul territorio alcuni soggetti del terzo settore che da tempo coniugano i temi sociali con la produzione-vendita di alimenti (e verde da decoro). Hanno idee di sviluppo e dispongono di aree agricole da riconvertire a produzione orticola di qualità.

La città è sede di Istituto superiore Agrario e Università Cattolica. Questi soggetti possono essere interlocutori importanti per la scientificità all’approccio della seconda fase di sviluppo della proposta.

Le associazioni agricole di categoria, da tempo sono impegnate nelle campagne di comunicazione e vendita di prodotti della filiera corta, alternativi/integrativi della grande distribuzione.

Alcune reti di cittadini hanno avviato l’esperienza dei gruppi d’acquisto per ridurre il peso alle famiglie e per accedere a segmenti di produzione che stanno un po fuori dai circuiti distributivi tradizionali. Forse è possibile contribuire in qualche modo alle attività logistiche delle reti per trasferirle dalla fase pionieristica alla fase consolidata.